Ci pensa il "love giver": arrivano i corsi di formazione

Il love giver è una nuova figura professionale ancora molto controversa in Italia dove non ha ancora un riconoscimento legislativo e lo si chiama più prosaicamente: assistente sessuale. È uno speciale operatore, non un infermiere, che supporta i disabili nella loro vita sessuale. Un aspetto a cui spesso pensano le mamme dei ragazzi disabili creando situazioni aberranti. Sono state selezionate in tutta Italia già 30 persone che hanno dato la disponibilità per seguire corsi di formazione e diventare love giver. C’è anche un sito web dedicato a questa figura dove arrivano un centinaio di mail al mese. Ecco cosa scrivono le persone:

«Buongiorno, chiedo informazioni per un ragazzo disabile che ad ottobre compirà 18 anni. Nel 2009, a causa di una setticemia acuta, ha subito l’amputazione delle mani e dei piedi. Il padre è deceduto la scorsa settimana, ma si raccomandava di aiutare il figlio anche per l’aspetto della sessualità. Avete un contatto su Roma?»

«Buonasera, sono appena venuta a conoscenza della vostra esistenza così per caso su internet. Mio fratello ha 34 anni e da quando ne aveva 26 è disabile al 100% per colpa di un’emorragia cerebrale dovuta ad un angioma. Penso che una delle cose che gli manchi di più della sua vita “di prima” sia proprio il contatto fisico con una donna, lo ammette lui stesso».

«Buongiorno sono un ragazzo di 37 anni disabile dalla nascita per “spina bifida”. Non ho mai avuto un’esperienza sessuale e sinceramente non ho mai avuto nessun approccio con una altra donna, non conosco proprio il corpo femminile, sono abbastanza timido e questa mia timidezza mi impedisce di fare qualsiasi passo verso l’altro sesso. Soprattutto non cerco una prostituta».

«Buonasera, sono la presidente di un’associazione che si occupa di persone con esiti da gravi cerebrolesioni acquisite. Fra i nostri soci abbiamo diversi ragazzi giovani che vorremmo aiutare sotto il punto di vista sessuale».

«Sono padre di un ragazzo di 21 anni affetto da disabilità psichica grave, e da tempo mi rendo conto che devo in qualche modo aiutare mio figlio a far fluire l’energia sessuale compressa».

L’assistente si occuperebbe di disabili gravi con difficoltà comunicative e motorie. «Gente che non ha mai scoperto il proprio corpo – spiega Max Ulivieri, 45 anni, disabile e amministratore del sito dedicato al love giver- Non hanno una intimità, non riescono nemmeno a toccarsi. Io stesso ho sofferto perché il primo contatto fisico l’ho avuto a 20 anni con una escort». Ora i corsi di formazione potrebbero partire a breve. Saranno tenuti da sessuologi, psicologi, medici, e 2 operatori svizzeri che hanno già introdotto questa figura.

 

Anna, è una dei 30 futuri love giver, ha 30 anni, lavora come fotografa.

Cosa ti ha spinto?

«Mi sono laureata in filosofia a Venezia e ho fatto un corso post lauream di bioetica all’università di Padova. Ho capito che mi interessa la sessualità. Sono una persona molto aperta e credo di avere le capacità. Non ho mai avuto relazioni con uomini disabili ma lo faccio per impegno civico».

Come sei stata selezionata?

«Si doveva mandare un cv e una lettera di presentazione, durante il colloqui ci hanno sottoposto a test psico attitudinali. Hanno valutato molto l’aspetto relazionale, ci hanno chiesto come è la nostra vita affettiva e hanno badato alle reali motivazioni. Sai in tempi di crisi qualcuno potrebbe farlo per soldi».

Cosa ti aspetti, cosa immagini di fare?

«Il bello è che non sarà un’assistenza, sarà un supporto soprattutto per far conoscere il proprio corpo. Immagino e spero di poter entrare in contatto soprattutto con disabili donne e mi aspetto di collaborare con diversi professionisti e con le famiglie stesse».

Che differenza c’è tra una prostituta e una assistente sessuale?

«Nessuna prostituta fa un corso di formazione. E poi noi non vogliamo fidelizzare nessuno. La sessualità non è solo un unico atto ma soprattutto conoscenza del proprio corpo e relazione con l’altro. Noi vogliamo dare l’autonomia alle persone perché possano gestirsi le proprie relazioni. Una volta una mamma ci aveva parlato del suo figlio autistico. Ci ha raccontato la scena di lei che a 60 anni era stata costretta a cercare una prostituta con delle referenze, un luogo idoneo, igienico e sicuro. Le madri non possono essere lasciate sole».

Avere una sessualità compromessa cosa comporta?

«E’ devastante dal punto di vista psicologico. E se questo tema è ignorato proliferano situazioni pericolose. I disabili a volte sono sottoposti ad abusi sessuali, e spesso non riescono a riconoscerli e quindi a denunciarli. Molti vivono isolati. Hanno una vita frustrante».

Si arriverà a rapporti completi?

«No, assolutamente. C’è un limite che trovo giusto. Si può arrivare al massimo alla masturbazione».

Sei fidanzata?

«Sì, sono anche stata sposata».

 Che dice il tuo compagno?

«Mi sostiene. Certo, è ancora perplesso, ma ne parleremo quando partiranno i corsi».

Fonte Stefania Piras per "Il Messaggero".

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